
***
...è trascorso un po' di tempo dall'ultima volta che sono passato da queste parti... a qualche metro di distanza c'è l'arci-chiuso Zion... ci avevo fatto un paio di serate in quel posto, eh si.
ma vediamo invece com'è questo Apartamento Hoffman... beh, esteticamente è carino! stilosamente kitsch.
cmq, è poco ma sicuro che i proprietari devono aver investito più soldi in carta da parati nera e suppellettili minchioidi che non in qualità audio...
...la disposizione del palco, le due colonne sotto di esso [ben due!!! così battono il New Age!] e la struttura dell'amplificazione rendono l'acustica sofferente.
...ma tutto questo non giustifica quanto stanno facendo gli Oceanides.
semplicemente imbarazzanti...
...ok, salviamo il salvabile: i ragazzi agli strumenti si stanno effettivamente impegnando e sembrano proprio convinti delle loro costruzioni post-rock/post-hardcore. è vero che ogni tanto arriva qualche stecca dalle chitarre, ma l'elemento che proprio non riesce ad essere all'altezza è il cantante. vocalmente è un incapace e come frontman fa pietà.
lo vedo incerto, anche se ostenta un sorriso sicuro. non sa dove mettersi e quando riesce a trovare un punto si fossilizza in posture ridicole. così facendo rovina quel poco di buono che gli altri suoi compari riescono a mettere insieme.
...non va un cazzo bene. il risultato finale è terrificante.
...e a quanto pare i ragazzi del locale non vogliono saperne di risparmiare le nostre orecchie: ad esibizione conclusa continuano a torturarci propinando un misturone di trash metal [si, 'trash', non 'thrash'] in cui il meglio lo danno gli Alestrom -_-
la serata non procede bene. no.
...inoltre, con il successivo soundcheck, realizzo che il fonico dev'essere alquanto audioleso. mai sentiti dei volumi così eccessivamente eccessivi!
intanto Laura Palmer mi guarda dalla sua cornice appesa al muro e sembra pensare: '
a me in fondo è andata bene, almeno io sono morta!'.
XD
...per fortuna che, dopo la pietosa esibizione del gruppo di apertura, abbiamo il piacere di ascoltare la grintosa proposta dei Devotion azzo che fighi!
mi ricordano un po' i Deftones, ma diecimila volte più incazzati. c'è tanto hardcore e screamo, con una certa velatura 'post'. ci sono architetture ritmiche non banali e c'è sicuramente poco di già sentito. linee melodiche accattivanti emergono da montate di testosterone.
...il cantante, valido e carismatico, è solo la punta dell'iceberg perchè il palco è tenuto a dovere da tutto il quartetto, con coesione e prepotenza. il tutto è impregnato di una buona attitudine hc (a proposito, mirabili le movenze del panzonissimo bassista). sono un vero spettacolo da vedere e il pubblico è giustamente attento e relativamente caldo.
non c'è che dire, è stata una performance energica che ha dato una bella svolta alla serata!
:D
...e anche il selecter sembra aver svoltato [Deftones,Korn & Refused...meno male!], ma sono un po' preoccupato per gli headliner: riusciranno gli AVL a rendere effice il loro suono in questa sede?
:\
si.
...cazzo se ci riescono!!!
per la terza volta nella mia breve vita gli Amia Venera Landscape riescono a lasciarmi a bocca aperta!
già con la opener 'empire' mi ritrovo a pensare la stessa cosa che ho pensato dei The Dillinger Escape Plan:
come si fa a suonare questa roba a questo modo?!?!?'.
fondamentalmente si tratta di post-hardcore, ma con impostazione math e aperture post-rock [e siccome sono italiani c'è anche il post-it! ah ah! ...pessima questa...].
ritmi spezzatissimi si sovrappongono al tessuto dipanato dalle tre chitarre. nel groviglio di riff e di battiti il basso aiuta a dare corpo, assieme alle - tutto sommato defilate - tastiere. Marco Berton, nonostante non sia proprio in formissima, spinge comunque il suo cantanto melodico al massimo delle sue capacità, mentre invece quell'urlatore provetto di Alessandro Brun non dà segni di cedimento.
...ogni singolo elemento del gruppo dimostra doti al di fuori della norma e sopratttutto grande affiatamento. nonostante le partiture quasi impossibili da seguire non c'è un attimo di sbandamento.
...e la cosa più incredibile è che in tutto questo casino riescono sempre a risultare efficaci.
cambi di atmosfera si susseguono repentini come i cambi di tempo; le molteplici sfaccettature dell'animo umano trovano il loro corrispettivo nella musica degli AVL.
aggressivi, violenti, emozionali e drammatici. fanno provare sensazioni forti e sempre intense.
...i sei si presentano sulla scena come al solito, avvolti da una spessa nebbia bianca e con una luce stroboscopica che pulsa come il cuore di un demone albino. una visione che sconsiglio assolutamente agli epilettici!
i ragazzi fronteggiano il pubblico formando un muro di corpi sul bordo del palco e scutono furiosamente i loro strumenti come guerrieri ansiosi di lanciarsi in battaglia.
l'impostazione scenica è efficacissima nella sua semplicità e l'impatto è micidiale.
sono uno di quei gruppi che non si dimenticano più dopo averli visti in concerto.
...tra brani vecchi e brani nuovi il volume di suono è costantemente abnorme. 'my hands will burn first' e la complicatissima 'nicholas' sono due delle colonne che reggono la chiusura dell'esibizione.
ecco, l'unica pecca che mi sento di evidenzare è l'eccessiva lunghezza del set: più di un'ora! troppa roba per questa roba! alla fine facevo fatica a stargli dietro. :)
...ma non importa! ancora una volta mi sento di dire che gli AVL sono uno dei gruppi migliori che abbiamo in Italia e che meritano sicuramente più visibilità. una cura e una professionalità simile - non solo a livello musicale ma anche per la dimensione live - vanno premiate, checcazzo!
...bene, esco dall'ap(p)artamento del signor Hoffman con 'The Long Procession' in tasca. sono felice, contento e anche parecchio rintronato.
e resterò rintronato per due giorni, mannaggia all'acustica!
XD
p.s.:
questa recensione la dedico a quel gattone che ho messo sotto nel tragitto di ritorno.
pace all'anima sua!
miao.
Ende_Neu Report